Adriana Prencipe – Cimitero Monumentale

ADRIANA PRENCIPE

Il Cimitero Monumentale non è soltanto un luogo turistico e neanche un museo a cielo aperto.
È un libro da leggere ed è tra i primi libri che ho letto trasferendomi a Milano.
L’ arte funebre, in generale, non mi ha mai creato imbarazzo o sgomento; viceversa mi riscalda il cuore e mi fa passeggiare in questi luoghi sospesi, con una nota di dolcezza mista a calma interiore, pur rendendomi conto che nell’ accezione comune appaia lugubre. Per chi li avesse visitati, la sensazione provata qui è similare visitando ad esempio il cimitero di Parigi o quello di Praga: quindi cimiteri, non a caso, Monumentali, ovvero impregnati di arte e storia.
Il cimitero Monumentale di Milano fu fortemente voluto dall’amministrazione lombardo-veneta nella prima metà dell’800 ed fu destinato a riunire tutte le spoglie dislocate nei sei cimiteri preesistenti. Quindi acattolici, cattolici, ebrei, gente comune, persone dello spettacolo e illustri della storia e della cultura – non solo italiani, riposano qui sotto lo stesso cielo.
L’ ampiezza ne testimonia il grande progetto del Maciachini.
Sin dallo spiazzo antistante l’ingresso principale (quello dei cattolici), si ha la sensazione d’essere abbracciati da quella magnificenza e purezza architettonica che si eleva verso l’alto, così imponente che pare tocchi le nuvole. Gli stili architettonici sono tanti: dal gotico al liberty, dal romano al bizantino e questo dato ci racconta molto sull’apertura mentale e sulla cultura dell’epoca.
Una volta entrati, gli spazi sono estesi ma ben organizzati, ci sono mappe e indicazioni perché la sua estensione riuscirebbe a farci perdere la cognizione del tempo.
Superato l’ingresso ci troviamo davanti al Famedio – il Tempio della fama – ovvero la struttura centrale al cui piano superiore riposano tra gli altri il Manzoni, il Toscanini e il Quasimodo e al piano inferiore personaggi illustri del mondo dello spettacolo, dello sport, dell’arte in generale che hanno reso omaggio a Milano nel corso della loro vita come Giorgio Gaber, Alda Merini e Guido Crepax.
Superato il Famedio si apre un piazzale dal quale si snodano diverse vie, tutte finemente arredate da edicole funerarie a grandezza palazzi e statue a grandezza d’uomo, così perfette e belle dal sembrare che raccontino le loro storie ai viandanti. Inoltrandoci tra queste vie, possiamo ricercare i monumenti funerari in ricordo di alcune famiglie particolarmente note quali Campari (cercatela, non ne rimarrete delusi), Feltrinelli e Pirelli.
Il silenzio qui è così rassicurante che anche lo scricchiolío delle pietruzze sotto le scarpe potrebbe infastidire. In lontananza si riescono a sentire le auto nel traffico cittadino ma i suoni della città si perdono a mano a mano che ci si addentra.
Sono spesso in visita al Monumentale perché ogni volta ne scopro qualcosa di nuovo. Non è mai la stessa visita.
Lo trovo incantevole soprattutto in autunno quando le lapidi e le vie si colorano delle foglie degli alberi.
A proposito: qui non troverete i soliti cipressi ma tigli europei, conifere sempreverdi e cedri.
Infine, in fondo, la visita termina al forno crematorio, uno dei primi in Europa. Data la resistenza Cristiana dell’epoca, per il suo utilizzo si dovrà attendere anni dopo la sua costruzione.
Mi avvio alla fine di questa personale passeggiata.
Superate le resistenze e le remore iniziali.
Questo luogo merita una visita non meno del Duomo o del Castello Sforzesco.
In mezzo a tanta bellezza perché mai si dovrebbero percepire sensazioni negative: questo non è il classico luogo di riposo eterno triste e grigio. Me ne darete ragione.
Per chi ne ha l’opportunità consiglio di visitarlo con guida, quindi in tutta calma con le tempistiche che si richiedono, possibilmente in più volte perché le storie e le leggende sono tante e ogni curiosità merita di essere soddisfatta con cura e attenzione. Chi invece è in visita in città pochi giorni, raccomando di raggiungere almeno il Famedio.
Un gruppo musicale che seguo, i Baustelle, hanno reso omaggio al Monumentale con una loro canzone e in un verso dicono:
“Quindi lascia perdere i dibattiti,
la rete, i palinsesti
per un giorno non studiare,
non chattare, ma piuttosto
stringi forte chi ti ama,
fra le mute tombe del Monumentale”.
Almeno per un giorno si può fare.