Nella stessa sala dei baroni, due sono le porte che ci conducono nei vari spazi del castello: una per le stanze dei signori, mentre la seconda in una per le stanze dei meno fortunati, i sotterranei. Lunga è la fila delle stanze che ci trasportano in un ambiente sonoro molto diverso da quello dell’ingresso, dettato dalle urla degli uomini straziati dalle fruste e dalle catene che attorniano i polsi dei nemici del signore.
Si narra che qui, infatti, un menestrello abbia dedicato troppe attenzioni alla figlia del Barone e che, imprigionato, abbia tentato la fuga dai sotterranei utilizzando un rudimentale paracadute di fortuna, ma quest’ultima non fu dalla sua parte. Il menestrello, infatti, trasportato dal vento, si schiantò in una rocca a un paio di km più in basso, dando vita all’attuale “rocca dell’omomorto”.

Sebastian Mulè

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