Superato l’ingresso si arriva al cortile, dal quale si vede un bello scorcio di Castel Sant’Elmo, praticamente attaccato alla Certosa; da qui si visita il primo ambiente del complesso, la chiesa.

Il pronao, prima gotico poi rimaneggiato da G.A.Dosio, presenta affreschi di vari artisti, come Belisario Corenzio e Giovanni Baglione, ritraenti i fondatori del complesso e vicende legate ai certosini. Una volta entrati, ciò che appare è un piccolo gioiello barocco: una sola navata, 4 cappelle per ogni lato, pitture e sculture in ogni angolo. Qui la presenza di Fanzago fa da padrona: egli è autore delle transenne delle cappelle, del pavimento, degli angeli sulle arcate della navata; altri artisti che vi lavorarono furono Jusepe de Ribera (conosciuto come “Spagnoletto”) e Giovanni Lanfranco (nella volta dell’abside). Le cappelle laterali sono consacrate a santi; da segnalare la prima a sinistra dedicata a San Gennaro, con pitture di Battistello Caracciolo e sculture di Domenico Vaccaro; la seconda a sinistra dedicata a San Bruno, fondatore dell’ordine, con pitture di Massimo Stanzione; la terza a destra dedicata a San Martino, con dipinti di Battistello Caracciolo e Francesco Solimena, sculture di Giuseppe Sanmartino, autore del famoso “Cristo velato” a cappella Sansevero.

L’altare maggiore, di legno dorato e decorato a finto marmo, risale agli inizi del Settecento; è preceduto da una bellissima balaustra di marmi, pietre preziose e bronzo dorato, risalente sempre al Settecento (1761). La zona dell’abside è altrettanto ricca di opere come la statua della “vita attiva” di Pietro Bernini, gli affreschi della volta del Cavalier d’Arpino (fine Cinquecento), enormi tele di B. Caracciolo e lo Spagnoletto, il bel Coro in legno di noce seicentesco.

Dall’abside si entra quindi nella sagrestia, decorata anche questa volta dal Cavalier d’Arpino; ai lati ci sono armadi lignei di fine Cinquecento, con decorazioni ad intarsio probabilmente eseguiti da artisti fiamminghi. Seguono quindi, le sale del Tesoro Vecchio e del Tesoro Nuovo, quest’ultimo decorato con affreschi di Luca Giordano nella volta, oltre ad un dipinto di Ribera sull’altare ricco di pietre preziose.

Si torna quindi al Coro, per ammirare gli altri ambienti destinati ai certosini ed annessi alla chiesa: Sala del Capitolo, coro dei Conversi e parlatorio.

La Sala del Capitolo rappresentava il cuore della vita certosina (qui ad esempio veniva eletto il Priore, la guida spirituale) e fu interamente restaurato nel Seicento. Finemente decorata da affreschi, pitture e scanni lignei, vede ancora una volta protagonisti gli artisti che già lavorarono negli altri ambienti della chiesa, come Battistello Caracciolo, Belisario Corenzio e Massimo Stanzione.

Il coro dei Conversi era il luogo destinato ai monaci che non recitavano la messa, ma che si occupavano delle altre faccende legate alla vita della certosa; il parlatorio, infine, era in origine destinato a ricevere persone che arrivavano dall’esterno. Entrambi gli spazi presentano decorazioni del Cinquecento e del Seicento.

Serena Fiorentino

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