La Certosa di San Martino ne ha 3: Chiostro Grande, Chiostro dei Procuratori, Chiostrino del Refettorio.

In fondo al parlatorio si apre un’enorme tenda e si entra in uno dei luoghi più famosi di tutta la certosa: il Chiostro Grande. L’originale trecentesco fu rimaneggiato da Dosio prima e Fanzago poi, come si nota, ad esempio, nelle decorazioni in prossimità delle porte ad angolo; Fanzago è anche l’autore della balaustra che incornicia il piccolo cimitero dei certosini, di marmo e con decorazioni di teschi, elemento barocco che, per quanto possa sembrare cupo, in realtà non lo è, anzi, dona quasi un senso di tranquillità (il teschio è un elemento tradizionale nella cultura napoletana e rappresenta un legame particolare, quasi “pacifico”, con la morte). Questa piccola oasi di pace ha inoltre un pozzo al centro di inizio Seicento, e, alzando lo sguardo, dona una visione di ciò che erano gli ambienti ai piani superiori.

Il Chiostro dei Procuratori risale alla fine del Cinquecento; come quello Grande ha un pozzo al centro, ciò che però colpisce sono gli stemmi che decorano le pareti laterali, testimonianze delle varie rappresentanze municipali di Napoli, distaccate dai luoghi originali durante l’opera di Risanamento di fine Ottocento.

Il Chiostrino del Refettorio, infine, è il più piccolo dei tre, nonché il più moderno: Fanzago ebbe delle controversie con i monaci, abbandonando tutto ciò che era in cantiere. Questo fece sì che alcuni suoi lavori furono riadattati all’interno dell’opera; qui, infatti, è presente un lavamano (chiamato Vasca a Becco di Civetta) eseguito dall’artista, che originariamente aveva un’altra collocazione, ma che fu poi spostato qui con gli ultimi restauri eseguiti da Tagliacozzi.

Serena Fiorentino
Serena Fiorentino

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