Il Castello Aragonese è il simbolo dell’intera isola d’Ischia. Costruito nel 474 dai soldati di Gerone, costretti a scavare all’interno di uno scoglio trachitico, distaccatosi dalla terraferma dopo un abbassamento che aveva fatto inabissare l’antica città di Aenaria. Il castello aragonese rappresentò il primo nucleo abitato dell’isola e ad oggi è una proprietà privata.

Nel corso dei secoli subì varie trasformazioni: dapprima, nel 500, dimora feudale, poi fortezza spagnola, con i Borboni divenne carcere politico e nella prima metà dell’800 confino ed ergastolo.

Durante l’epoca angioina, il Castello Aragonese venne collegato al resto dell’isola da un pontile di legno; cosa troverete all’interno del castello? Arrivati alla galleria d’accesso, potrete iniziare ad immaginare che sul quel basalto vulcanico è iniziata la storia dell’isola. Da lì vi accedevano i popolani, i contadini con i loro carri trainati dai muli o dai cavalli e l’intera corte. Alzando lo sguardo alcune feritoie, sbocchi per far entrare la luce nella maggior parte dei casi, altre volte fori dal quale calavano olio bollente per proteggersi dai nemici. A metà salita una piccola cappella illuminata e dedicata a San Giovan Giuseppe della Croce.

Dopo averla percorsa tutta, ecco che sulla destra vi appare il museo delle torture che presenta una collezione di alcuni oggetti di tortura rari dal XVI al XVIII secolo. Dopo la galleria d’accesso, il piazzale delle Armi ove un tempo venivano posizionati i cannoni per la difesa della roccaforte.

Durante il 700, erano 1798 circa le famiglie che abitavano il castello costituendo il primo nucleo abitato dell’intera isola. Di quell’epoca è rimasto intatto l’orto che ancora oggi continua a produrre i suoi prodotti.

Salendo verso la parte più alta del Castello, si incontrano i ruderi di numerose chiese. La principale è, senza ombra di dubbio, la cattedrale trecentesca dell’Assunta ormai diroccata. Al suo interno vi erano ben 7 cappelle e tombe di alcuni nobili, tra queste quella di Giovanni Cossa, signore delle isole di Ischia e Procida. Da visitare la Cappella a pianta esagonale di San Pietro a Pantaniello e ciò che resta del monastero delle Clarisse. Salendo verso il maschio, dove un tempo vi erano gli alloggi reali, si stagliano panorami mozzafiato. Dalla Casa del sole l’abbraccio della baia di Cartaromana, dal terrazzo degli ulivi il Golfo di Gaeta.

Fabiana Esposito
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Giuseppe Morelli

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