“Il lago che diventa rosso”

Aneddoto interessante per il visitatore che si accinge ad esplorare la Riserva Naturale del Lago di Pergusa è sicuramente il rarissimo fenomeno delle acque rosse, episodio che da sempre ha impressionato e affascinato i nostri antenati.

In realtà si tratta di un fenomeno puramente scientifico. Il normale accumulo di sostanza organica (animali e piante morte) determina l’innesco dei processi di degradazione della sostanza organica e la successiva mineralizzazione con restituzione degli elementi sotto forma di composti inorganici che poi verranno utilizzati dai vegetali. Queste complesse attività sono effettuate da batteri che possono provocare il totale consumo di ossigeno disciolto o la produzione di idrogeno solforato.
Produzioni abnormi di idrogeno solforato, in certi ambienti acquatici, sono la causa principale di crisi distrofiche che provocano grandi mortalità tra gli organismi viventi presenti. Quando nelle acque del lago di Pergusa si verifica questa enorme produzione di idrogeno solforato e la scomparsa di ossigeno, associate alla penetrazione di luce e innalzamento della temperatura (in estate), si crea un habitat adatto allo sviluppo di altri batteri (solfobatteri rossi) che consumano l’idrogeno solforato, portando l’ambiente acquatico al ripristino in termini di ossigeno, assicurando così la possibilità di vita nell’acqua.

Quindi il massiccio sviluppo dei solfobatteri colorati, con la predominanza delle specie appartenenti alla famiglia delle Chromantiaceae ed in particolare delle specie Thiocapsa roseopersicina e Thiodictyon elegans, che rendono le acque del lago rosse, costituisce un meccanismo naturale di auto-depurazione. Per cui la colorazione roseo-violacea delle acque, di sicuro effetto scenico, va intesa come un segnale dello stato di agonia in cui il lago ha versato.

David Cutietti

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