Da Claudiano a Ottaviano, da Cicerone a Diodoro Siculo, da Ovidio a John Milton, numerosi letterati sono stati ispirati dalla bellezza e dalla naturalezza delle rive del Lago di Pergusa. La magia di questo lago naturale ha inoltre dato origine all’antichissimo mito del “Ratto di Proserpina” (Persefone per i greci), uno tra gli episodi più famosi ed affascinanti della mitologia, al quale è legato il susseguirsi delle stagioni.

La leggenda narra che Proserpina, intenta a raccogliere fiori sulle sponde del lago di Pergusa, venne rapita dal Dio degli inferi Plutone e fu fatta sposa contro la sua volontà. La madre Cerere (dea della fertilità) la cercò invano, in lungo e in largo, per nove giorni, trascurando i propri doveri così che i raccolti e i frutti della terra cominciarono a venir meno.

Giove, preoccupato dalla carestia che stava incombendo sul genere umano, fece svelare il luogo dove era stata trascinata la figlia. Solo grazie alle suppliche di Cerere, Giove acconsenti che madre e figlia vivessero assieme ma solo per un periodo dell’anno (6 mesi), mentre per i restanti Proserpina doveva continuare a vivere al fianco del marito Plutone. Cerere accettò la decisione, ma di contro emanò una sentenza: “alla Terra sarebbe toccata la sua stessa sorte”. La mancanza di sorriso dalle sue labbra, la tristezza che le pervade il cuore: da qui hanno l’origine l’autunno e l’inverno, mesi freddi privi di raccolti.

Con il ritorno di Proserpina, invece, la vegetazione e la fertilità sarebbero riapparsi e la natura avrebbe vissuto il periodo più fecondo dell’anno, donando agli uomini la possibilità di godere per tali frutti, ecco quindi l’arrivo della primavera e dell’estate.

Mattia Tamburella

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