Ad addolcire questa architettura costruita con pietre locali, quali il tufo giallo e il piperno, che conferiscono all’insieme un aspetto militare, è l’arco di ingresso in candido marmo con forme e motivi all’antica. L’arco non faceva parte del progetto iniziale, infatti, l’ingresso al castello, in realtà, lo troviamo poco oltre questo. L’idea di realizzare un ingresso trionfale in marmo nacque, probabilmente, da una costruzione effimera simile che venne posta davanti al castello in occasione delle nozze tra l’imperatore Federico III ed Eleonora di Portogallo (sorella del re Alfonso) nel 1452. Il cantiere dell’arco si rivelò uno dei più importanti del rinascimento meridionale, non vi lavorò un solo architetto ma fu un’opera corale visto che Alfonso, e poi Ferrante, chiamarono maestri da tutta la penisola e anche stranieri, che crearono un’architettura unica i cui modelli sono i più diversi. Tra i principali esempi abbiamo: l’arco dei Sergi a Pola (Istria), l’arco di Traiano a Benevento, la Porta di Capua di Federico II oltre che i monumenti funebri angioini in particolare quello a Ladislao Durazzo.

Un’interessante storia riguarda il fornice superiore dell’arco che ha un’apertura al centro, oggi vuota ma che si racconta dovesse ospitare una colossale statua di bronzo di Alfonso a Cavallo, mai conclusa, di cui si conserva soltanto la testa del cavallo, attribuita al famoso scultore Donatello, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Secondo le fonti, al posto della statua di bronzo venne collocato uno scrigno sospeso con dentro il cuore di Alfonso d’Aragona, come dimostrazione dell’amore che questo sovrano ebbe per la città di Napoli.

Daniele Overa
Daniele Overa
Fabiola Rossi

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