Borgo Ticino

Il borgo delle lavandaie con le sue casette variopinte vi aspetta!
Piazzale Ferruccio Ghinaglia 15
Portami qui

BREVE PRESENTAZIONE

Pavia, città medioevale, fu capitale d’Italia con i longobardi. Il consiglio è quello di camminare nelle innumerevoli viuzze e scoprire il fascino e la bellezza dei palazzi, delle chiese, delle piazze. C’e’ qualcosa da ammirare e da fotografare in qualsiasi posto vi troviate. Proprio nel centro storico abbiamo il simbolo indiscusso della città, ovvero il Ponte Coperto che fa da collegamento con il caratteristico e pittoresco Borgo Ticino “Burg a bass” (borgo basso in dialetto).

 

DESCRIZIONE GENERALE

Le casette variopinte che si affacciano sul fiume Ticino hanno conservato quell’aspetto di villaggio di pescatori che ci riporta indietro nel tempo e ci fa assaporare con le sue vecchie osterie anche i sapori di tempi passati. Nel borgo sorgevano le botteghe degli impagliatori di sedie e cesti, si faceva la raccolta dei sassi bianchi, si cercava l’oro e si praticava la pesca (il Ticino era chiamato il fiume azzurro anche per la trasparenza delle sue acque).

Lungo la Via dei Mille, sorge la Parrocchia di S.Maria in Betlem, dove nel medioevo fungeva da passaggio dei pellegrini diretti in Terrasanta che a Pavia si imbarcavano lungo il Ticino alla volta di Venezia.

All’inizio del borgo troviamo la statua di bronzo di una lavandaia (che ricorda il suggestivo vicolo Lavandai di Milano), opera dello scultore Giovanni Scapolla, inspirata alla madre “Sciura Teresina” in cui nel fiume faceva proprio questo duro lavoro. Le lavandaie preparavano di notte il bucato in grandi contenitori e di giorno lo portavano sul fiume azzurro dove grazie alle loro assi di legno completavano il loro faticoso compito. Agli uomini e ai bambini spettava fare la consegna dei panni a tutta la città.

Sulla Via Milazzo, sul muro di una casa rossa, possiamo ammirare la scultura della Linguacciona, che raffigura la testa di una donna beffarda che fa la lingua. Quale sarà il suo significato? La leggenda narra che un imprenditore lavandaio, investì i soldi del duro lavoro delle lavandaie per acquistare la casa, ma oberato dai debiti, fu preso di mira dalle loro malelingue, cosi’ per vendetta l’uomo fece fare la scultura simbolo della loro malignità….

Vi abbiamo incuriosito? Non vi resta che mettere delle scarpe comode e fare una lunga passeggiata alla scoperta di questo piccolo ma interessante borgo.

 

AUTRICE: Elena Fortunato

 

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