Castello Acquaviva a Nardò

Castello che custodisce il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari
Piazza Cesare Battisti
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DESCRIZIONE GENERALE

Tipica struttura dei castelli presenti nel territorio salentino è quella quadrangolare con quattro torri cilindriche agli angoli. Il castello fino agli inizi del ‘900 era circondato interamente da un fossato, ora ne rimane solo la parte che da verso Villa Comunale non è stata colmata.

La sua costruzione risale a metà del XV secolo per volontà di Giulio Antonio Acquaviva di Aragona Duca e Conte di Conversano, comandante in capo dell’esercito aragonese che nel 1481 liberarono il territorio dai Turchi. La costruzione del castello ha sancito perciò il passaggio dalla dominazione angioina a quella aragonese.

Alla fine del feudalesimo la famiglia proprietaria del castello, gli Acquaviva, residenti ormai a Napoli da diversi secoli, decisero di abbandonare la loro residenza salentina e vendettero il maniero all’asta. I nuovi proprietari divennero i Personè, famiglia aristocratica, tra le più ricche di Nardò. La famiglia decise di cambiare la natura del castello, convertendolo in residenza aristocratica. A testimonianza di questo cambio di proprietà troverete lo stemma della famiglia al centro del balcone anteposto a quello originale degli Acquaviva.

L’essenza del castello, a inizio secolo scorso, nel 1933 per l’esattezza, passa in mano al Comune di Nardò. L’anno successivo iniziò a ospitare gli uffici comunali, tra i vari l’Aula Consiliare, la Sala Giunta e la Sala del Sindaco.

Nel castello potrete visitare anche il Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari. Per l’esattezza il museo è situato nel Torrione dell’Innamorato. Il museo tramanda, salvaguarda e custodisce l’identità, le tradizioni e le origini del territorio. Potrete trovare esposti artefatti, fotografie, attrezzi da lavoro e arredi raccolti dall’Associazione Amici Museo Porta Falsa. Il museo è stato suddiviso in cinque sezioni che hanno come tema: la vita domestica, l’attività contadina, arte e mestieri, le tradizioni popolari e una collezioni di circa 40 plastici che ripropongono quella che era la Nardò in tutte le sue fasi storiche.

 

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