Chiesa del Gesù Nuovo

Una chiesa che troverete interessante sia l'interno spettacolare, che la leggenda della sua facciata in bugnato!
Piazza del Gesù Nuovo 2, Napoli
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BREVE PRESENTAZIONE

La chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, è una chiesa basilicale di Napoli, sita in piazza del Gesù Nuovo, di fronte all’obelisco dell’Immacolata e alla basilica di Santa Chiara.

Si tratta di una delle più importanti e vaste chiese della città, tra le massime concentrazioni di pittura e scultura barocca, alla quale hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti della scuola napoletana.

 

DESCRIZIONE GENERALE

Prima di diventare una chiesa, il complesso architettonico era in realtà un palazzo nobiliare: palazzo Sanseverino, del quale conserva la facciata. Il palazzo fu edificato nel 1470 ad opera di Novello da San Lucano per espresso volere del principe di Salerno Roberto Sanseverino, come riporta una targa posta sulla facciata stessa. L’edificio rimase ai Sanseverino fino al 1552, anno in cui Pedro di Toledo tentò di instaurare in città l’inquisizione spagnola e Ferrante Sanseverino, messosi a capo di un’insurrezione popolare, sebbene riuscisse ad evitare il volere dei monarchi, non poté evitare le conseguenze della loro ira: i beni della famiglia furono, infatti, confiscati e messi in vendita, mentre lui fu condannato all’esilio.

Nel 1584 i Gesuiti acquistarono il palazzo e lo riadattarono a Chiesa, affidando il progetto agli architetti Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi, che sventrarono completamente la struttura originaria, lasciando in piedi solo la facciata ed il portale di marmo del precedente palazzo.

La facciata è diventata la caratteristica più peculiare e “misteriosa” dell’intero complesso; essa è caratterizzata da particolari bugne, una sorta di piccole piramidi aggettanti verso l’esterno, normalmente usate dal rinascimento veneto. Queste presentano degli strani segni incisi dagli “scalpellini” napoletani che avevano sagomato la durissima pietra di piperno, segni che tradizionalmente sono interpretati come caratterizzanti le diverse squadre di lavoro in cui essi erano suddivisi. La leggenda vuole però che tali segni rappresentassero ben altro: si ritiene infatti che chi fece edificare il palazzo avesse voluto servirsi in fase di costruzione di maestri pipernieri che avevano anche conoscenza di segreti esoterici, segreti tramandati solo oralmente e sotto giuramento dai maestri agli apprendisti, capaci di caricare la pietra di energia positiva. I segni misteriosi sulle piramidi della facciata, secondo tale leggenda, avevano pertanto a che fare con queste arti magiche o conoscenze alchemiche; essi dovevano convogliare tutte le forze positive e benevole dall’esterno verso l’interno del palazzo. Per imperizia o malizia dei costruttori, queste pietre segnate non furono però piazzate correttamente, per cui l’effetto fu esattamente opposto: tutto il magnetismo positivo veniva convogliato dall’interno verso l’esterno dell’edificio, attirando così ogni genere di sciagure sul luogo: questa sarebbe la ragione per cui nel corso dei secoli tante sventure si sono abbattute su quell’area: dalle confische dei beni ai Sanseverino, alla distruzione del palazzo, dall’incendio della Chiesa, ai ripetuti crolli della cupola, alle varie cacciate dei Gesuiti, e così via.

Nel 2010 però, lo storico dell’arte Vincenzo De Pasquale e i musicologi ungheresi Csar Dors e Lòrànt Réz hanno dato un’altra interpretazione a tali segni, identificandoli con i sette simboli dell’alfabeto aramaico usati per rappresentare le sette note: le lettere, da leggersi da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto, se musicate danno vita ad una un concerto per strumenti a plettro della durata di circa 45 minuti, cui gli studiosi che l’hanno decifrato hanno dato il titolo di Enigma.

La facciata a bugne è così celebre da essere stata riprodotta anche sul retro di una banconota italiana, in particolare quella da 10.000 emessa tra il 1977 e il 1984 (la cosiddetta “Machiavelli”).

 

INTERNO

L’interno, ricco di decorazioni marmoree realizzate da Cosimo Fanzago nel 1630, è a croce greca con braccio longitudinale lievemente allungato…

PER SAPERNE DI PIÙ SULL’INTERNO

 

AUTORE: Gennaro Iommelli

 

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