A Napoli la chiamiamo chiesa di Santa Patrizia, perché custodisce le spoglie della Santa, ma in realtà è la chiesa di San Gregorio Armeno, parte di un complesso monastico molto grande. Secondo alcune tesi la chiesa fu fondata dalla madre dell’imperatore Costantino intorno al 930 sui resti di un antico tempio dedicato a Cerere, ma tesi più accreditate sostengono che la datazione della costruzione risalga all’VIII secolo da parte delle monache basiliane (custodi delle reliquie di San Gregorio), che fuggivano da Costantinopoli a causa della guerra tra iconoclasti ed iconodulici.

Il monastero fu dedicato a San Gregorio, al quale si deve la nascita del primo Stato cristiano, l’Armenia. La chiesa, con annesso monastero, venne costruita in stile rinascimentale nel XVI secolo, ma già nella seconda metà del Cinquecento fu completamente ristrutturata, insieme a tutti gli ambienti del monastero, ad opera di Giovanni Marino Della Monica e fu realizzato il campanile. Nel Settecento poi fu ristrutturata seguendo il gusto dell’epoca, lo stile rococò, come dimostrano gli intagli del soffitto della navata e le grate del coro delle monache posto in lato (dalle quali le monache, dato che aveva aderito alla clausura, potevano assistere alla messa senza essere viste) e gli stucchi dorati.

Con le soppressioni napoleoniche i monasteri storici furono costretti a cambiare la natura della loro struttura, costringendo le monache ad abbondare la vita religiosa a favore di quella laica. Il patrimonio archivistico del monastero di San Gregorio fu smembrato, ma nonostante ciò la struttura si salvò grazie all’intervento dell’ultima badessa, Giulia Caravita, dei principi di Sirignano, la quale temendone la chiusura lo affidò nel 1922 alla congregazione delle Suore Crocifisse dell’Eucarestia. Attualmente le suore lo abitano e lo tengono in vita tramite l’attività educativa che svolgono.

Oggi la chiesa fa parte dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e presenta un’unica navata con cappelle laterali.

Quando si passeggia per San Gregorio Armeno si viene rapiti dalla bellezza e dalla particolarità dei presepi esposti all’esterno delle botteghe. Se solo provassimo a camminare con lo sguardo rivolto verso l’alto noteremo il campanile, eccezionale esempio di barocco napoletano, che funge da cavalcavia tra la chiesa e il convento di San Gregorio.

Dopo l’Unità d’Italia furono traslate qui le spoglie di Santa Patrizia. Pochi sanno che la Santa è, insieme a San Gennaro, la patrona della città di Napoli e ogni 25 agosto (ricorrenza di Santa Patrizia) e ogni martedì compie un miracolo attraverso lo scioglimento del sangue. Secondo la tradizione popolare Santa Patrizia è la protettrice delle donne in cerca di marito.

Con il Concilio di Trento (1545/1593) il monastero di San Gregorio Armeno subì, come molti conventi femminili, drastiche riforme fra cui l’istituzione di penitenze obbligatorie. Una di queste fu la costruzione delle cosiddette “Scale Sante” che le monache dovevano salire in ginocchio tutti i venerdì di marzo, usanza in vigore fino agli inizi del XIX secolo. La Scala Santa di San Gregorio fu introdotta nel 1692 e si trova in un ambiente a sinistra dell’altare maggiore.

Roberta Marino
Roberta Marino
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Gennaro Iommelli

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